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Gelate tardive in vigneto: dalla candela all’elicottero

Cuvée Bianco "T" 2020
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Sauvignon 2020
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In Alto Adige, su poco più di 5.000 ettari di vigneti, vengono coltivati più di 20 vitigni diversi, di cui il 62% sono bianchi e il 38% rossi. In totale vengono prodotti circa 300.000 ettolitri di vino ogni anno, vale a dire più di 40 milioni di bottiglie. Questi dati sono sufficienti a dimostrare che per ogni viticoltore altoatesino la vendemmia rappresenta una priorità assoluta. La quantità e la qualità del raccolto autunnale dipendono già dalla stagione primaverile precedente.

La fioritura tra marzo e maggio rappresenta la fase più critica del ciclo vegetativo della vite. Se la pianta si ammala o subisce danni in questo periodo, ciò può comportare gravi conseguenze per il raccolto. Una delle più grandi minacce per la salute della vite sono le gelate tardive. Mentre il gelo primaverile rappresenta la normalità nelle aree più settentrionali, in Alto Adige le notti di gelo costituiscono un'eccezione che spaventa. Tra l'altro, i giorni dall'11 al 15 maggio, dedicati ai cosiddetti Santi di Ghiaccio, rappresentano sempre dei momenti di tensione in Alto Adige, a causa dei regolari cali di temperatura.

Pochi gradi cambiano tutto

Mentre la vite può sopportare temperature fino a -25 °C durante la quiescenza invernale, i nuovi germogli sono particolarmente vulnerabili in primavera. Le varietà di uva come lo Chardonnay, il Pinot Grigio o il Pinot Nero, che germogliano presto, tendono ad essere più colpite dai danni del gelo tardivo. Se la temperatura nel vigneto scende anche solo leggermente sotto il punto di congelamento per troppo tempo, la pianta può già registrare danni difficilmente riparabili; invece, un calo di temperatura sotto i -4 °C, può arrestare completamente il ciclo di vegetazione: in questo caso i germogli diventano marroni e l’intero raccolto può anche azzerarsi.

Gelo a primavera, l‘incubo si avvera

Se invece le viti riescono nonostante il gelo a fruttificare, il vino avrà molto probabilmente un sapore impoverito e scialbo. In ogni caso, la crescita della vite risente dello stress durante le gelate tardive, il che peggiora significativamente il profilo organolettico generale e il potenziale d’invecchiamento del vino. Il 2017 è considerato uno degli anni meteorologicamente più funesti del passato recente, molti parlano anche di una gelata del secolo. Questo freddo improvviso e duraturo ha decimato le rese in tutta Europa facendo del 2017 l'annata con una delle rese più basse degli ultimi 40 anni. Tuttavia, la qualità dei vini altoatesini del 2017 è riuscita comunque a contraddistinguersi: bianchi elegantemente succosi e rossi freschi, nel complesso un po' più snelli ma molto delicati.

Tre metodi contro il gelo

Come fanno quindi i viticoltori a proteggere le loro piante e ad assicurarsi il raccolto con la massima resa e qualità possibile? Tutti e tre i metodi perseguono lo stesso obiettivo: aumentare le temperature, salvare l'annata. Tuttavia, le modalità di salvaguardia sono completamente diverse. Presentiamo qui di seguito tre tecniche, sebbene i viticoltori ne conoscano molte altre ancora.

 

Candele antigelo

Le candele antigelo rappresentano il metodo tecnologicamente più semplice di protezione dal gelo. Si tratta solitamente di barili riempiti di pasta combustibile (quasi sempre stearina), che vengono collocati tra i filari nelle notti di gelo e accesi in modo che la temperatura non scenda sotto 0 °C. A seconda delle dimensioni dei barili, occorrono in media circa 200-300 candele antigelo per ettaro, che possono essere utilizzate per 2-3 notti. Sono particolarmente adatte durante il gelo da radiazione, cioè quando il calore proveniente dal suolo si dissipa facilmente nell'atmosfera per l'assenza di nuvole e l'aria fredda affonda al suolo.

Trascinamento d’aria

Si può affrontare lo stesso problema anche con un metodo tecnologicamente molto più avanzato. Facendo volare un elicottero ripetutamente sopra il vigneto, si ottiene il trascinamento d'aria. Questo processo mescola l'aria pesante e fredda a livello del suolo con l'aria più leggera e calda a livelli più alti, aumentando così leggermente la temperatura del vigneto. Il movimento degli elicotteri deve essere rapido e risulta particolarmente efficace durante le improvvise ondate di freddo, quando vi sono ancora alcuni strati d’aria che non si sono ancora raffreddati. Lo stesso effetto si può ottenere tramite ventilatori stazionarie o mobili. Questo metodo è probabilmente il più costoso dei tre presentati qui; in Alto Adige il prezzo orario per un volo in elicottero può anche ammontare a € 2.000.

Irrigazione antibrina

Il più efficiente dei tre metodi di protezione dal gelo qui presentati è certamente l'irrigazione antibrina o antigelo. Si tratta di irrigare le viti con un velo fine di acqua durante le notti di gelo fino a quando non si forma uno strato di ghiaccio intorno ai germogli. Durante il processo di congelamento, il cambiamento dello stato aggregato dell'acqua da liquido a solido genera il cosiddetto calore di cristallizzazione. Come risultato, la temperatura all'interno della copertura di ghiaccio del germoglio non scende mai al di sotto dei 0° C e i germogli sono protetti in modo ottimale. In Alto Adige, questo metodo è usato molto raramente in viticoltura - a differenza della frutticoltura – per scarsezza di infrastrutture e di riserve d’acqua necessarie.

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